L’uso della pallina

Il cane e l’uso della pallina

l'uso della pallina

Conoscendo quanto sia diffuso l’uso della pallina, con presunte finalità ludico-educative e quanto risentimento provoco negli appassionati di questa attività quando ne parlo male, ho provato ad astenermi dal produrre un testo di denuncia.

Ho provato, ma l’estate ha portato alla mia attenzione così tanti casi patologici, che mi è impossibile mantenere quel proposito.

Immaginate….
Immaginate due individui, immaginate che siano un uomo e un cucciolo di cane, immaginateli che si guardano l’un l’altro.
Potrebbe essere l’inizio di una splendida relazione.

L’uomo intuisce il valore di quello sguardo, intuisce la disponibilità del cane ad apprendere come diventare suo.

Forse aveva considerato di quali responsabilità si sarebbe fatto carico adottando quel cucciolo, ha tempo e danaro da investire in questa impresa, ma ora gli viene chiesto qualcosa che non ha e di cui non aveva tenuto conto, qualcosa di cui non ha il controllo.

Quel cane non chiede il suo tempo e il suo danaro, chiede di avere lui.

Le sue più intime profondità vengono violate dalla capacità esplorativa di quegli occhi, che minuto dopo minuto sembrano capire tutto.
L’imbarazzo si fa troppo pesante da sopportare, urge qualcosa di distensivo che distragga quel piccolo invasore, qualcosa dietro a cui restare nascosti, nascosti da lui e da sé stessi.

Così, l’uomo comincia a spostare l’attenzione del cane verso il movimento della pallina.

Per ragioni fisiologiche l’esperimento ha successo, il movimento provoca eccitazione nel cane, che pare rinunciare al precedente interesse.

Anche l’uomo si sente sollevato per aver trovato il modo di restare, profondamente, solo.
Ha respinto la possibilità e con questa lo sforzo, di vedersi attraverso gli occhi di altri. Ora anche il suo cane non potrà più essere un pericolo, giorno dopo giorno imparerà a non chiedere altro che cibo e pallina.

Forse, quasi sicuramente, sorgeranno altri problemi, l’allenata reattività del cane verso gli oggetti in movimento produrra difficoltà di gestione e scarsa sensibilità di ascolto, ma il prezzo da pagare sembra sostenibile e protegge da un impegno molto più gravoso, l’impegno di vivere, vivere con gli altri, vivere con il proprio cane, vivere con sé stessi.

Alessandro Coppola

 

 

 

 

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